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EYES ON VJS /// INTERVISTA A BASMATI
by Besegher
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Scritto da Besegher    giovedì, 04 aprile 2013 - Inserisci un commento
EYES ON VJS is BACK /// INTERVISTA A BASMATI /// PRIMA PARTE
7 domande, 7 risposte, pittura e video nella prima parte dell'intervista a Saul Saguatti.


[vjcentral.it]Come è nato il progetto Basmati e da chi è composto?

[Saul Saguatti]
Basmati nasce nel 2005/2006  dall'incontro di  Saul Saguatti / Audrey CoÏaniz.
Saul  esce da un lungo periodo e lavoro con Opificio Ciclope, opificio creativo video con residenza nel defunto LINK  di Bologna.
Dal 95 al 2000 si succedono intense attività e sperimentazioni furibonde, prime sperimentazioni  di vjing con tutte le 4 sale del Link a disposizione, super 8, i primi arkaos  mal funzionanti su acer  o toshiba e amiga 1200 (tuttora funzionante col suo bel giga e 7 puo tenere  una buona serata di live  a 8 bit ).
Poi la voglia  di insistere nella sperimentazione , abbandonare almeno in parte la via televisiva , tenuta  brillantemente da Opificio, riempire  il vuoto che si crea tra animazione vj e televisione , diventa la MISSION ( si potrebbe chiamare video arte , ma stranamente non funziona così... credo... o sbaglio?)
 
Durante uno stage di Audrey al Teatrino Clandestino, ci si conosce a Bologna,  poi a Marsiglia, si definiscono gli stessi amori per quelle dinamiche video che non anno una definizione precisa. Audrey a quel tempo sta chiudendo il percorso  in accademia a Marsiglia, specializzandosi  in arredo urbano ed è affascinata da dinamiche di video arte.
 
Si parte, si inizia piano, muovendosi  sulle 2 realtà Bologna Marsiglia , anche se la natura dei lavori e della filosofia  base , porta Basmati  a essere spesso  introspettiva, un po per natura umana , un po per  lavorare  su dinamiche che crediamo non comuni , o almeno non lo sono finche non diventano poi pubbliche.
 
Si parte, si inizia piano, muovendosi  sulle 2 realtà Bologna Marsiglia, legando filosofie spesso agli antipodi , elettronica  e segno manuale, inchiostro e video camere, usando grammatiche di  passo uno uno  fotografico per  il video…
La fluidità del video dal vivo diventa uno  dei primi motori di ragionamento sulla de-costruzione narrativa, unita al lavoro  storico dell'animazione sperimentale che da prima del cinema lavora sul loop sulla stratificazione della forma visiva, comprime i linguaggi; su questa linea Basmati tenta di costruire la propria filosofia di lavoro.
 
Continuando a produrre cortometraggi di animazione e altro materiale  installativo,
Basmati  li contamina con i linguaggi  non analogici della rappresentazione live, dove il senso cronologico perde di importanza, per esaltare la molteplicità d'uso del girato.
 
Si ragiona molto  sulla contaminazione pittorica  nel video , reale  e digitale , a volte per  risparmio a volte per convinta analisi delle possibilità espressive, si ragiona molto anche sul senso del lavoro live, nel tempo  lo spirito innovativo del vj prende strade diverse , dall'inflazione commerciale  a una iper specializzazione tecnologica, costosa e complessa per chi ragiona ancora con matite e pennelli, la seconda ipotesi è bella ma  troppo lontana, occorre coerenza e  una pausa di riflessione almeno sul settore live. Infine, lentamente si concretizza la possibilità di legare le esperienze sperimentali con il lavoro live, anche grazie ai molti workshop in accademie d'arte,  università e istituti vari,  progettati da Basmati , dove il lavoro dal vivo  di audio e video si esalta nella didattica che oltre alla produzione tradizionale porta  i partecipanti sul palco , al pari dei musicisti  dal vivo e per molti è una rivelazione.
 
La musica e il suono sono poi i pilastri laterali del progetto, dalla evoluzione del suono elettronico e non, si cerca la leggerezza progettuale , la libertà espressiva.
In molti campi l'audio più leggero ed economico traccia la via creativa  con anni di anticipo, il problema  è trovare un modo per seguirla coerenti al proprio media visivo, la logica è la stessa ma cambiano le regole.

(performing live / anatomic paint)
 
[vjcentral.it] Chi ha fatto parte di un certo tipo di scena in Italia tra la fine degli anni '90 e gli inizi del 2000 ha cominciato a sperimentare l'approcio live video partendo dal vjing, alcuni poi, come mi descrivi anche nella tua esperienza, successivamente hanno sentito l'esigenza di andare in altre direzioni. 
Il club era una palestra per le prime sperimentazioni. Oggi la situazione attuale per quanto riguarda la performance video è cambiata molto. Credi che per una persona interessata al live video performing sia ancora consigliabile iniziare la propria esperienza partendo dal vjing?
 
[Saul Saguatti] Il Club: arma a doppio taglio. Sicuro era una bella base anni fa... ora non so bene -  io poi mi riferisco a scene più da centro sociale  che non da club puro -
Come palestra è ottima , per ritmo e coinvolgimento. Di quel tipo di esperienza mi piace l'approccio artigianale  che ti porta a gestire cavi  connessioni , macchine , ritmi  industriali; rimane da capire se oggi come oggi ,  ha ancora un senso fare tappezzeria.
 
Negli ultimi CLUB  che ho visto, il video ritorna  a essere  protagonista solo a progetto, vengono tolti  come sfondo rotante , si accendono  solo se con una motivazione di base; dopo anni di disattenzioni o poca cura  nei contenuti e in alcuni impianti , son quasi d'accordo, o trovi  location dedicate, o  ai un progetto mirato, oppure il video sta diventando trasparente, al limite delle luci ambientali. Se dovessi dare un consiglio , direi piuttosto di seguire un gruppo , con un progetto live legato ad un album.
 
Del periodo del Link, mi dispiace per tutto il lavoro di appunti  mai sviluppati  che si sono creati in interminabili serate da vj che si diluivano poi nel tempo, ma  difficilmente poi si è trasportata quella destrutturazione grammaticale nel resto del mondo audiovisuale, forse  solo nella grafica  si è creato un rapporto di sviluppo , ma sia video arte  che cine  o documentario sono rimasti  impermeabili. Peccato!
 
Per noi la sfida era ed è interessante, ma  si fatica a portare, anche se rivisti e corretti, quelle esperienze in altri mondi, la colpa  forse di  scene mentali e strutture  chiuse , ma anche di un certo ermetismo compiaciuto nella scena vj.
 
Logico  che ora  la flessibilità di gestione video si stia trasportando  dove  sia più facile accoglierla, ma rimane da vedere come  entrare nel mondo performativo, rimane sempre il dubbio che ci si entri come tecnici di lusso, più difficile creare un dialogo autoriale tra entità fisiche diverse come corpo umano e video.
 
[vjcentral.it] Nel 2006 ho avuto modo di assistere alla vostra performance audio video con Murcof in occasione di Club To Club.
Come è nata la collaborazione con Murcof e in cosa è cambiato il vostro live dall’esibizione alla fondazione Sandretto Re Rebaudengo fino alle ultime performance insieme?
L'incontro con Murcof nasce da una defezione di Zimmerfrei , gruppo di artisti video artisti , che non se la sentiva di lanciarsi  sul piano musicale puro. Su questo  è curioso come  la video arte in generale, curatori  e artisti,  siano diffidenti nel miscelarsi con il piano performativo musicale , non mescolando le carte se non costretti dagli eventi.

 
[Saul Saguatti] Il concerto alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, nasce  da una miscela di video animazione a base astratta, le prime prove di “Paint”  e  “Life from Pluto” film che trovano nell'essere smontati in un live,  un perfetto continuo funzionale.
 
Poi grazie alla voglia di sperimentarsi di Fernando abbiamo cominciato  a lavorare dal vivo sul fronte video, con  i “Paint” puri , non gestiti come filmati preprodotti , ma eseguiti completamente dal vivo con  Cosmos  e Versailles Sessions.  In questo riconosco a Murcof un coraggio  non comune, evidente anche dal suo percorso musicale e bilanciato  da altre performance video  con ad esempio Anti Vj, performance molto più hi tech.

(Cosmic Paint / music Murcof /  FLUSSI - LE ARTI IN CITTA' Perugia / Live multimedia a cura di Saul Saguatti per Basmati A.C.)

 
“Paint” dal vivo  si lega perfettamente con i ritmi  musicali  dei 2 album sovra citati ,  e da alle performance un sapore caldo e materico. Non sempre il pubblico  comprende che il lavoro video è dal vivo, e nel caso la sorpresa è gradita, compresi  gli errori  o le pause tecniche che prestano il fianco alla performance teatrale più pura. Un’altra cosa che devo  riconoscere ancora a Fernando è il suo accettare completamente la condivisione della scena e il suo piacere  di collaborare pienamente azzerando gerarchie  ma concentrandosi  sul prodotto, in totale abbiamo fatto una quindicina di  performance sui 2 album in 6 anni con reciproca soddisfazione.

link correlati: www.basmati.it

(presto online la seconda parte dell'intervista a Basmati)
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