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EYES ON VJS /// INTERVISTA con AIKìA
by Besegher
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Scritto da Besegher    martedì, 01 ottobre 2013 - Inserisci un commento
EYES ON VJS /// INTERVISTA CON AIKìA



Chi conosce personalmente Alessandra Leone ( in arte Aikìa) racconta di lei come di una ragazza che lavora con grandissima passione ai suoi progetti. Ne ha tanti, noi proveremo a raccontarne qualcuno...

Chi è Alessandra Leone?

"Removed from the healthy expectations of mediocre logic, yet firmly rooted in its own separated logic". Alessandra Leone è  motion graphics artist, editor e live visuals performer. 

- Ho letto la tua bio e mi ha sorpreso positivamente leggere che sei diplomata in pianoforte e flauto traverso alla Civica Scuola di Musica di Milano, come sei arrivata dalla musica al video?

Per capire come sono arrivata dalla musica al video, inseriamo in mezzo un tassello in più: la grafica. Se a quest´ultima aggiungiamo una dimensione temporale, la organizziamo quindi nel tempo e nello spazio, e la cuciamo su una maglia di ritmi e velocità, otteniamo il video.

Dove, come e quando ci sono esattamente arrivata? Partiamo dall´inizio. 
Cresciuta a pane e computer. O meglio Lego e Commodore64. Una formazione musicale ( precoce ) di tipo classico, alla Civica Scuola di Musica di Milano in pianoforte e poi flauto traverso. Tecnica, rigore e contrappunto. E un po' di programmazione in Pascal a tempo perso . Università: disegno industriale indirizzo prodotto. Non tanto per il prodotto, ma più per il disegno immagino. Già prima della fine del triennio mi interessano poco illuminotecnica e scienza dei materiali, ma grafica, film e animazione in compenso mi lasciano a bocca aperta. 

Intanto preparo il diploma di flauto.  Passo a design della comunicazione, indirizzo  cinema / video e finalmente ho a disposizione un laboratorio video dove divertirmi. Ed ecco che mi torna utile tutto quello che avevo imparato a livello musicale. Non voglio fare musica. Voglio rappresentare in immagini quello che i suoni stimolano in me e voglio condividerlo con un pubblico, mixando video dal vivo, all'inizio utilizzando materiale d'archivio.  La musica offre il ritmo alla composizione visiva estemporanea modificando la percezione delle immagini, e viceversa.

Alessandra Leone diventa aikia . Intanto lavoro come motion graphics designer ( e mi sto trasferendo a berlino). Sono in grado finalmente di produrre mio materiale, come voglio io. I miei set, da multistrato di materiale filmico, diventano più minimali e grafici. Poco dopo si trasformeranno in una miscela di entrambe gli stili.

Nel frattempo mi interesso al live visual per performance interattive che coinvolgano movimento umano. Conosco il lavoro di Chunky Move e Klaus Obermaier e rimango estasiata dala grafica che scolpisce e gioca con  il corpo. Offre e ruba vuoti e pieni, li crea o li delinea, é schiava o padrona delle dinamiche del palcoscenico.

Riprendo in mano la programmazione e un incontro fortuito con Hen,  danzatrice statunitense di origini coreane e Akkamiau, sound artist ceca, esplode in un triangolo artistico/collaborativo potente ed immediato. Ci capiamo al volo, e ci chiameremo StratoFyzika. 

Insegno animazione, prendo sempre un po' di lavori come freelance, e continuo a fare vjing per eventi di electro varia. Sono resident alla serata Noiseangriff. Mi passano sotto il naso set sperimentali dei tipi più disparati . 

Nulla di meglio per la mia sete di sperimentazione. Ed ecco che il set diventa un pò più analogico.



Alle carte t'alieni nella tetra cella

 

- Parlami di StratoFyzika, qual'è il processo di lavorazione che vi porta alla concezione di una vostra performance? Immagino che il dialogo più forte durante la fase concettuale di un vostro lavoro avvenga tra video e coreografia...

Una volta identificato il tema su cui vogliamo lavorare, partiamo tracciando l´arco di sviluppo della narrazione. 

La realtà diviene raccontabile quando si stabilisce un punto di vista di chi narra e si identifica un evento rivelatore, un evento che consente di trasformare la realtà non lineare,  in una realtà lineare, nel senso matematico del termine, una realtà che abbia una direzione, un verso, un senso.

Shadows of aikia é una continuazione di II aikia II,  che a sua volta nasceva da una serie di riflessioni scaturite da fire-23, il nostro primo esperimento. Ogni performance può essere vista come un pezzo a sé stante, ma allo stesso tempo fa parte di una riflessione a tre voci più ampia ed in evoluzione che è iniziata con StratoFyzika.

E´un metodo di lavoro molto istintivo e pratico che abbiamo applicato anche per il workshop tenuto ad NK a Berlino, dove 3 piccoli gruppi dopo un brain-storming iniziale si sono fusi in un momento di improvvisazione sul palco.

Come lavorare ad un soggetto per il cinema. Tracciamo una time line che contenga in nuce tutti gli elementi del nostro racconto:chi, cosa, i conflitti, la loro elaborazione, il livello di trasformazione psicologico del personaggio, da nullo a massimo, e la chiusura della storia.  

A questo punto ciascuna di noi lavora individualmente, e ci ritroviamo per una sorta di piccola jam session. Ognuna racconta con i mezzi della propria disciplina. Estrapoliamo gli elementi comuni e  selezioniamo gli accostamenti che funzionano.

E qui inizia la preparazione vera e propria. Per quanto riguarda il video, sono vincolata dagli strumenti che ci vengono messi a disposizione e dai fondi. In questo modo so in che tipo di ambiente lavoreremo, quanto sarà grande lo stage e che livello di interazione posso/voglio raggiungere tra video movimento e audio. 

Nel caso di II aikia II, ad esempio, c´é tanto video pre renderizzato, e 2 o 3 momenti effettivamente interattivi. Questo significa che i danzatori devono lavorare con una scenografia che cambia di continuo. Devono capire e conoscere quello che succede intorno a loro ed interagire con esso.


|| aikia ||

Shadows of  aikia invece, a parte un´intro puramente audio/video, é tutta interattiva. Qui il gioco é diverso. Io  fornisco degli strumenti, a cui dò una connotazione grafica e visiva, e poi sta a lei capirli conoscerli e giocarci. Arrivavo da numerosi test con la kinect, di cui nessuno mi convinceva a pieno. 

Ho sempre trovato problematico dipendere da un´area sensibile cosí limitata. 

Volevo invece provare ad usare arduino e sensori di movimento. Giovanni Marco Zaccaria é entrato nel team e ha costruito un prototipo wireless con un accelerometro e un giroscopio da indossare.Il che significa ricevere dati  sull´intensità dei  movimenti e la direzione di rotazione. 

Un flusso di array numerici con un raggio di trasmissione  intorno ai 20 metri, addirittura esagerato per quello che ci serviva.

Quindi, il dialogo tra video e coreografia. In Shadows of aikia, appunto, il danzatore controlla la fisica del visual. Io decido in che termini e mi ritaglio un margine di improvvisazione agendo su alcuni parametri.  Tutto ciò seguendo la scansione temporale decisa all´inizio, nell´ottica della performance nel suo complesso, quindi fissando alcune scene e facendo sí che si trasformino l´una nell´altra. 

Lo stesso tipo di dialogo avviene con l´audio. Il corpo é strumento, e modula i suoni. E a loro volta i visuals sono di tanto in tanto audio reattivi. 

Insomma chiudiamo il cerchio.


Shadows of aiKia

- Come StratoFyzika state lavorando ad una nuova audiovisual dance performance? Qualche anteprima?

"Shadows of aikia" é andata in scena agli Ufer Studios  lo scorso 29.05 come work-in-progress. Abbiamo ancora tantissimo da sperimentare in ambito sensori e soprattutto nei prossimi mesi vogliamo affinarne l´uso. Il prossimo spettacolo sarà quindi uno "shadows of aikia" atto secondo .

Intanto abbiamo superato la selezione per la residenza "Koumaria "organizzata da Medea Electronique (http://www.medeaelectronique.com/2013/08/koumaria-2013-residents/ ), quindi tra Ottobre e Novembre saremo nel Peloponneso sul monte Taigeto per questa 10 giorni di sperimentazione , con altri 7 artisti proveniente da background differenti. Sono previste due performances  il 7.11 presso il Kakoyannis Institute  (http://www.mcf.gr/en/ )e 08.12 presso l´instituto francese  (http://www.ifa.gr/), entrambe ad Atene.

Per il futuro posso anticipare la collaborazione con Wooguru ( https://vimeo.com/user11302414 ), danzatore coreano che sta lavorando qui a Berlino come residente di HomeBaseProject http://homebaseproject.org/  ad una serie di improvvisazioni su una superficie di lastre metalliche dotate di microfoni a contatto, con conseguente amplificazione e distorsione.

Come aikia il progetto é aggiungere visuals alla sua performance attuale. Presenteremo la collaborazione ad ottobre allo spazio II II // I a Berlino. E a brevissimo parteciperò agli ArtHack days a Berlino (arthackday.net/berlin/) .

Per quanto riguarda Stratofyzika, invece, non anticipo altro se non che affianco ad Hen vedremo presto Wooguru in azione.

 

Cosa ti ha portato a trasferirti da Milano a Berlino? Se dovessi fare un confronto tra le due città, dal punto di vista dell'offerta artistica, delle possibilità di confronto con altri artisti, c'è qualcosa che varrebbe la pena esportare in Italia, così come c'è qualcosa di unico nella scena artistica italiana che trovi sia una mancante nella città di Berlino o in generale qui in Germania?

Berlino mi é piaciuta perché é nostalgica. la riassumerei con una parola: "möglichkeiten" ( possibilità ). tra le tante che possiamo elencare, svettano appunto le possibilitá di confronto con altri artisti . tante nazionalità, metodologie differenti, un sacco di voglia di sperimentare. quest´ultima é la cosa che esporterei in italia. seguire meno la tendenza stagionale e tirare fuori il massimo con gli strumenti che si hanno. proporre quello su cui si é lavorato senza farsi condizionare da quello che il pubblico vuole.

Dall´italia a Berlino,  un tocco di senso estetico da fondere al rigore  tedesco e un po' di qualitá.

Ti dovessero chiedere di scegliere tra digitale o analogico, cosa risponderesti?

ovviamente risponderei entrambe, ma il digitale é quello con cui ho iniziato e che mi permette di fare di più , mentre l´analogico lo sto ancora scoprendo. dipende dalla serata, in sostanza: se si tratta di live sets noise allora assolutamente sintetizzatori video e un dirty-non-sync-mixer (thanx to Karl Klomp http://www.karlklomp.nl/ ). Per un evento più da club invece digitale. 

Anche se per gli ultimi live a cui sto lavorando raccolgo il segnale dei synth con il laptop e ci lavoro in tempo reale mixandolo con il resto del materiale. Risultati ottimi.


- Come da routine, mi piace l'idea che i nostri ospiti intervistati ci lascino un suggerimento di un'artista video per loro importante. Me ne citeresti uno e mi diresti il perchè?

Mary Ellen Bute. Sperimentazione sinestetica . Una pioniera dell´animazione a cui é stato sempre data troppa poca importanza.



Per maggiori informazioni riguardo i progetti di Alessandra vi segnaliamo questi link:

http://cargocollective.com/aikia
http://cargocollective.com/StratoFyzika
http://www.alessandraleone.com/

tutte le foto dell'articolo sono di Dario-Jacopo Laganà ©
www.norte.it


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