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FESTIVAL REPORT: // OFFF FESTIVAL 2007
by Besegher
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Scritto da besegher    venerd́, 22 giugno 2007 - Inserisci un commento
OFFF 2007
INTERNATIONAL FESTIVAL FOR THE POST DIGITAL CREATION CULTURE
10-11-12 MAGGIO
CCCB / BARCELONA


Dal 2001 il festival OFFF esplora l'estetica dei software e i linguaggi di espressione visiva e interattiva.
Nel suo scenario sono passati artisti digitali, disegnatori, grafici web, musicisti elettronici d'avanguardia, visual performer...
OFFF è una celebrazione entusiasta della nuova cultura visiva.

Nella sezione Festival Report troverete  oltre ai video, due recensioni di Alessandro Massobrio e Barbara Sansone scritti  per  Digicult.it




GRAFFITI RESEARCH LAB

Evan Roth e James Powderly, meglio conosciuti come Graffitti Research Lab, hanno intrapreso una missione: rivoluzionare strumenti e linguaggi degli artisti urbani con tecnologie economiche e "open knowledge". I loro  LED throwies (luci magnetizate conficcate su una superficie metallica) hanno dato inizio ad un fenomeno popolare nelle città più importanti del mondo. I loro ultimi progetti mostrano un'immaginazione straripante e un ambizione crescente. Con il loro L.A.S.E.R. Tagg, per esempio, fanno graffiti virtuali sulla facciate degli edifici con un proiettore e una penna laser. Graffiti Research Lab sono senza dubbio uno dei grandi nomi emergenti della scena internazionale dei "new media".



link correlati: http://www.graffitiresearchlab.com/

RASTER NOTON
ALVA NOTO / FRANK BRETSCHNEIDER e OLAF BENDER

La Raster Noton è stata creata in Chemnitz nel 1998 by Frank Bretschneider, Olaf Bender and Carsten Nicolai aka Alva Noto è il risultato della fusione tra  il marchio Rastermusic and Noton.Archiv für ton und Nichtton, Raster-Noton è una delle realtà più rispettate nel campo della musica d'avanguardia. Nei suoi quasi dieci anni, l'etichetta tedesca è diventata sinonimo di un'estitica inconfondibile, basata su un concetto di arte elettronica che si traduce in un esercizio audiovisivo di apparenza austera ma costruito su una struttura geometrica complessa.





link correlati:
http://www.alvanoto.com/
http://www.frankbretschneider.de/about.html
http://www.raster-noton.de/

ONIONLAB
20 mesi fa apparvero nell'Open Room con la loro esibizione sperimentale per vj eseguita con Processing, in questa edizione del festival OFFF questo giovane collettivo barcellonese ha presentato il loro progetto audiovisual insieme a Miguel Marín (Arbol).



link correlato: http://www.onionlab.com/

TAKAGI MASAKATSU
Da Kyoto il prolifico Takagi Masakatsu (musicista, visual artista per artisti come Cornelius e Ryuchi Sakamoto e motion designer) è diventato uno dei grandi nomi della scena AV internazionale. Nei suoi video - paintings, Masakatsu trasforma le sequenze video che riprende per tutto il mondo con un'intensa postproduzione e una visione sognante universale intensamente lirica e piena di malinconia, come una passeggiata attraverso il passato e le immagini dell' infanzia.




link correlato: http://www.takagimasakatsu.com/



IL DESIGN MINIMALE
TARGATO RASTER NOTON

Txt: Alessandro Massobrio

 

 

Di fronte all'intimo e raccolto Auditorio del CCCB di Barcellona, dove ho avuto l'occasione di suonare nel progetto audiovideo con Valentina Besegher in occasione del festival Offf 2007, si sono alternati le presentazioni e i workshop di importanti nomi e progetti di graphic e multimedia design, nel più ampio spazio della Hall centrale. Sicuramente una delle cose più interessanti a cui ho avuto l'occasione di assistere, ma anche una di quelle più fuori contesto rispetto all'atmosfera generale del festival, è stata lo showcase dell'etichetta di musica elettronica e sperimentazione audiovisiva Raster-Noton .

Due ore di presentazione per l'etichetta berlinese la cui fortuna è legata all'esplorazione sistematica e radicale del concetto di minimalismo elettronico, a partire dal packaging del catalogo fino alla composizione audiovisiva e alle opere d'arte installativa. Attitudine questa in piena sincronia con il concetto generale del festival: semplificare il messaggio per riuscire a raccontare la complessità della cultura creativa post digitale a un pubblico potenzialmente più vasto e saturo di messaggio sonori e visivi complessi.

Proprio il grande spazio dedicato ad approfondire il lavoro installativo di Carsten Nicolai, musicista ultra noto a livello internazionale che ricordiamo essere uno dei fondatori della seminale label tedesca, è stato occasione per offrire al vasto pubblico presente (a dire il vero un po' in fuga dalla sala) una versione forse meno conosciuta dell'etichetta tedesca, con uno slideshow fotografico delle gallerie che espongono le numerose installazioni sonore e una preview decisamente immersiva e alienante del suo ultimo lavoro installativo; alienazione che in questo caso però non sembra indicare l'estraniazione da qualche contenuto ma, al contrario, rappresentare una spinta verso un esterno cosmico indefinito e tremendamente naturale, fatto di luci e suoni inafferrabili dall'impatto siderale, semplice, lontano eppure familiare.

Le installazioni audiovisive e multimediali di Carsten Nicolai hanno principalmente a che fare con la materia uditiva e visibile piuttosto che con l'idea del suono o dell'immagine e tendono spesso a configurarsi come artefatti tecnologici in grado di rendere visibile l'invisibile (ad esempio il suono) attraverso un meccanismo di rifrazioni. Così Polar, ispirata a Solaris di Tarkovsky, è una stanza in cui il visitatore può fare la singolare esperienza delle frequenze sonore e dei campi elettromagnetici creati dai suoi spostamenti nello spazio attraverso la vista e il tatto, oltre che con l'udito. O ancora Anti, reagisce audiovisivamente ai movimenti del visitatore all'interno di una struttura geometrica dal fascino disorientante - memoria degli studi sul paesaggio architettonico del giovane Nicolai - che ricorda un po' l'idea di una navicella spaziale.

Buona parte dell'intervento di Olaf Bender, co-fondatore con Nicolai della Raster-Noton e anch'egli raffinato musicista elettronico, è invece dedicata all'illustrazione del catalogo Raster-Noton e alla spiegazione - uno per uno - dei processi creativi che stanno a monte del packaging di ogni album, spesso disegnato, realizzato e confezionato artigianalmente.

Il filo conduttore del rapporto tra arte e scienza che caratterizza tutta la produzione della Raster-Noton è riletto e interpretato sul piano evocativo oltre che tecnico nel lungo intervento sonoro di Frank Bretshneider, terza e ultima colonna portante della label, ovviamente musicista anch'egli, in cui strutture sonore silenti, droneggianti e distese esplorano forme luminose che sembrano altrettante galassie. Una bellissima visione a tutto schermo del principio della meccanica quantistica, secondo cui la materia si raccoglie tra gli interstizi della griglia spaziotemporale; il suono appare organizzato in fasci di frequenze molto compatti e ritmici in cui l'elemento armonico è in parte il risultato di un completamento gestaltico della mente. Molto coinvolgente anche il breve live cooperativo tra Alva Noto e Olaf Bender che tocca le corde più germaniche e techno dell'etichetta, percuotendole con grande stile e capacità nell'atto di cogliere fino in fondo la pulsazione e l'elemento ritmico elettronico.

Gli spazi tra uno show e l'altro sono dedicati alla presentazione delle numerose serie dell'etichetta, a partire dalla rivista audio 20' to 2000 , che raccoglie 12 cd progettati da un team di designers e altrettanti artisti coinvolti sul tema della fine del millennio, fino a Xerrox Vol. 1 , ultimo lavoro discografico di Alva Noto e primo di una nuova serie, in cui suoni registrati e astratti dal quotidiano vengono trasfigurati attraverso l'intervento del computer nelle consuete forme ordinate e minimali.

E poi ancora alcuni dei lavori degli artisti che costituiscono l'inimitabile rooster dell'etichetta: il suggestivo album The River di William Basinski, le collaborazioni con Mika Vainio , Ryuichi Sakamoto, Scanner e Ryoji Ikeda. Sicuramente un pezzo importante della storia della musica elettronica contemporanea, in grado di porre, accanto al field recording e all'esplorazione del paesaggio sonoro da un lato, e all'ebefrenia compositiva della scuola di Aphex Twin dall'altro, dei canoni fertili e al contempo inimitabili.


OFFF 2007:
THE POST DIGITAL CREATION CULTURE

Txt: Barbara Sansone

 

 

Dopo un lavoro di commissariato molto intenso e una profonda collaborazione tra gli artisti invitati e l'organizzazione, la settima edizione del festival OFFF di Barcellona (CCCB, 10-12 maggio 2007) ha voluto presentare la cultura creativa post-digitale. L'idea era riavviare il sistema, formattare le idee, tentare di uscire dalla probabile noia generata dalle tendenze ormai più o meno consolidate in tema di design e codice generativo, per vedere cosa ci aspettiamo adesso, cosa si può proporre di nuovo, come si possa andare ancora oltre.

Nel denso programma, come sempre molto interessante e spettacolare, a prendere in considerazione più in profondità la questione sembra essere stato l'ispiratore stesso di questa riflessione, l'ideologo e il maestro delle vecchie e nuove generazioni che usano il computer per esprimere la loro creatività: John Maeda, ospite d'eccellenza, che ha presentato il suo nuovo libro “Le leggi della semplicità”.

Diviso in dieci regole ordinate secondo i livelli di difficoltà del sushi, il libro propone sostanzialmente di eliminare tutto ciò che è ovvio e di lasciare solo ciò che è significativo. Il professore del MIT, dopo aver rapidamente raccontato la sua carriera citando tutti i suoi mentori (come Muriel Cooper, Paul Rand e Ikko Tanaka), ha portato alcuni esempi comparativi di semplicità e di complessità nella vita quotidiana (dai cartelli stradali, ai pesaggi, al tofu, cibo estremamente semplice ma ottenuto da un procedimento di preparazione complesso). Da questo studio ovvio solo in apparenza è emersa la domanda chiave: come conciliare il nostro bisogno di semplicità (per riuscire a usare le cose senza dover studiare manuali enormi) con il fatto che ci piace di più la complessità (preferiamo, per esempio, un tramonto pieno di nuvole e sfumature a uno monocromatico e piatto)? Durante la sua presentazione, incredibilmente gradevole e leggera e allo stesso tempo densa di tematiche importanti, ha mostrato foto e video di alcuni suoi lavori, come un pesce fatto di iPod Nano o farfalle create con le scansioni delle patatine Cheetos. Per chi voglia sapere di più delle inestimabili riflessioni di questo maestro, si consiglia la lettura del suo libro.

Ad allontanarsi un attimo dal computer per riflettere e ritrovare materiale e ispirazioni dalla vita reale è anche la strategia post-digitale di Hillman Curtis, altro esimio ospite del festival. Per lui, che dopo essere arrivato a lavorare per Yahoo e Adobe cominciava a sentirsi misteriosamente depresso, è salubremente piacevole lavorare con le persone reali, con cui crea minifilm per il web suddivisi in diverse serie: ritratti, corti, documentari su artisti, studi sul movimento e così via.

Un inno alla semplicità apparente è anche il lavoro dei GRL- Graffiti Research Lab, con le loro deliziose throwies (LED colorati dotati di calamita con le quali “imbrattano” ponti e tram e scrivono messaggi di protesta) e la loro bicicletta con la quale si spostano nottetempo per New York (e, durante i giorni del festival e del laboratorio che hanno tenuto presso l'Hangar, per le via di Barcellona, affrontando le perplessità e le multe della polizia) per decorare con innocui graffiti laser le pareti dei palazzi.

O quello di Mario Klingermann, mago di Flash e inventore del sistema Anavision, che, studiando come riprodurre l'effetto della carta che brucia, ha creato il progetto The Stake. Il sito permette di scegliere personaggi famosi, cantanti, idee, film e così via, per bruciarli, come ha dimostrato al pubblico dando fuoco a Britney Spears. Gli sviluppi successivi prevedono, sulla falsariga di Amazon, di vedere cosa altro hanno dato alle fiamme coloro che hanno bruciato la stessa vittima che scegliamo noi.

 

Anche i No-Domain, giovane gruppo da qualche anno prediletto dal Sonar, nelle loro sperimentazioni nel campo del VJing utilizzano espedienti semplici e talvolta addirittura analogici, che permettano di dare più organicità agli accompagnamenti visuali e di andare oltre i banali loop di immagini e videoclip a ritmo di musica. I loro teatrini di cartone, le illuminazioni manuali delle scene da riprendere dal vivo e i disegni in progress con la mano che li esegue in vista fanno sì che lo spettacolo non sia solo quello proiettato sullo schermo, ma che la gente si raccolga incuriosita intorno a loro per godere di queste interessanti performance.

Tra gli ospiti del festival, un altro designer capace di proporre una grafica semplice e incisiva è James Victore, con le sue immagini provocatorie e aggressive, sporche di pastello e di ditate, che sono state portate su supporti inaspettati come piatti e tovaglioli.

Essenziali ed elegantissimi anche il packaging, la musica e gli effetti visuali di Alva Noto e dell'etichetta Raster-Noton, che hanno tenuto il palco per due ore alternando proiezioni, spiegazioni e momenti performativi, ottenendo il sold out di quanto era messo in vendita allo stand dell'entrata.

Lo spot stesso (e in generale l'immagine) dell'edizione di quest'anno del festival erano basati su un'idea semplice e analogica, partorita da un giovane alunno del direttore del festival durante una domenica d'ozio a casa con un amico: persone che indossano facce disegnate su sacchetti di carta e che recitano breve scenette comiche.

Se quindi la soluzione post-digitale è un ritorno alla semplicità, una semplicità non ottenibile senza processi complessi ma che riesca comunque a nasconderli, probabilmente è finalmente arrivato il momento di confessare quello che volevamo gridare da tempo: basta con gli abusi di tecnologia, con gli eccessi di manifestazione tecnica a discapito dell'idea.

La banda larga, inoltre, permette il ritorno di elementi organici in tutto ciò che risiede sul web (foto, video) e il conseguente superamento della freddezza del vettoriale cui ha costretto, per un periodo, il bisogno di sfondare i limiti imposti dal web facendo sempre i conti con la lentezza delle connessioni. Una nuova estetica, quindi, ma anche un nuovo atteggiamento, che cerchi di risolvere il sovraccarico di informazioni di cui siamo vittima da qualche anno a questa parte.

Il festival infine, come sempre, ha visto tra i suoi ospiti un lungo elenco di grandi nomi, tra i quali Santiago Ortíz con Bestiario, i Futurefarmers, Zach Liebermann, Josh Nimoy, Joshua Davis, Craig Swann e molti altri. Come sempre, nel cortile del CCCB, si è svolto stato un frizzante mercatino di delizie per gli occhi e per le orecchie, luogo di incontro e di scambi di idee e progetti, mentre al primo piano nell'Open Space si potevano incontrare gli artisti e godere di installazioni interattive, oltre che portarsi a casa un Joshua Davis unico, originale e autografato. Sfortunati coloro che non hanno avuto la prontezza di comprare i biglietti con generoso anticipo: la meritata fama del festival quest'anno li ha fatti esaurire molto presto e, nonostante il CCCB sia una location ideologicamente e storicamente adatta, per le prossime edizioni probabilmente si dovrà pensare a uno spazio più capiente.

Gran finale con il giapponese Takagi Masakatsu, delicato e fragile come le note del suo pianoforte e le melodiche pitture dinamiche che proiettava sui tre schermi giganti, toccando il cuore di un pubblico già commosso dalla fine di una settima meravigliosa edizione.

 

 link correlato: www.offf.ws

 

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