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OLYVETTY / RICCARDO BENASSI E CLAUDIO ROCCHETTI
by Besegher
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Scritto da Besegher    luned́, 04 febbraio 2008 - Inserisci un commento

Riccardo Benassi e Claudio Rocchetti (I)
OLYVETTY

Nights Erase Days Erase Nights / Live-Media produzione Netmage 08
presentato Giovedì 24 Gennaio ore 23.30 / Palazzo Re Enzo Mangrovia / Bologna

Silvia Bianchi ha intervistato per noi l'artista italiano Riccardo Benassi


Altro progetto italiano coprodotto da Netmage e presentato nella notte di giovedì quello dei giovani Riccardo Benassi e Claudio Rocchetti, un live di rottura che ha risvegliato il pubblico di Netmage. Abbiamo intervistato Riccardo Benassi.

Come nasce la tua collaborazione con Rocchetti e l'idea per Olyvetty?

Ci siamo incontrati a Berlino, città di residenza di entrambi, e abbiamo capito che potevamo spingerci in una collaborazione quando i nostri panorami si stavano allineando. Da un lato una metodologia di produzione analogica e di analisi del disturbo, dall’altro uno studio sociale dell’errore. Il nome OLYVETTY non a caso è una storpiatura, e rimanda ad un sistema industriale che ha disegnato stili di vita e sogni, ache se ora lo scorrere del  tempo ha reso quel contesto quasi una favola nebbiosa.

Come avete lavorato per coordinare audio e video? Sono stati elaborati insieme oppure ognuno ha lavorato in modo separato?

Da quando è partito il progetto OLYVETTY mi sono occupato in prevalenza della componente estetica, lavorando maggiormente sul suono in occasione della performance live. Per Nights Erase Days Erase Nights ho fatto le riprese in fabbrica utilizzando un microfono ambientale in modo che i suoni non cadessero mai nella descrizione del particolare. Da quel momento ognuno di noi ha lavorato in maniera autonoma alle fonti per poi farle incontrare in fase live. Audio e video quindi sono letteralmente ‘coordinati’ solo nelle due realtà, quella che ho filmato e quella performativa.

Che tipo di processazione hai utilizzato per generare il video? L'idea centrale della ricorsività emerge anche dalla tecnica?

Ho lavorato in modo da graffiare la pulizia inrealistica della ripresa digitale. Questo processo ha un raggio d’azione che va dall’utilizzo di tecnologie di disturbo di video-frequenza a metodi primordiali e fisici come lasciar cadere i mixer sul pavimento. Il prodotto trischermico mantiene comunque una forte linea narrativa comparabile ad uno show televisivo ripescato dall’infanzia. Nella trasmissione ‘Scommettiamo Che?’ Fabrizio Frizzi presentava un gioco in cui i partecipanti dovevano indovinare quale fosse l’oggetto sciolto nel forno. Le riprese dell’oggetto erano mostrate in rewind in modo che si vedesse una forma ricomporsi dalla colatura. Allo stesso modo il montaggio lascia intravedere solo alla fine il prodotto ultimo della fabbrica che fino a quel momento era del tutto ‘celibe’ o meglio ‘nubile’. All’interno del mio percorso  personale, al contrario, il tema della ripetizione spinta all’eccesso non crea una narrazione vera e propria ma parcellizza il tempo in modo da superarla con nuclei che pur assomigliandosi non sono mai identici tra loro.

Nella crisi attuale del mercato discografico pubblicare un doppio vinile picture-disc inciso manualmente è in qualche modo un maniera di restituire importanza al supporto?Con che canali state distribuendo l'uscita?

Purtroppo non credo che il supporto avrà lunga vita in termini di mercato discografico, come non credo che il feticismo retrò abbia la possibilità di riscrivere il presente, quanto piuttosto farci ipotizzare nuove soluzioni per quel che sarà...

Ci interessava il vinile da molti punti di vista per il suo statuto di oggetto a funzione multipla, contenitore fantasmatico di realtà. I bassorilievi permettono di usare il disco come ‘tool’ per ‘suonare a piacere’ delle immagini tridimensionali ma sostanzialmente retiniche, rendendo il formato ulteriormente aperto a spostamenti di cui noi siamo solo i mandanti. As all-encompassing as a hole, è in tiratura limitata di 333 copie quindi non necessita grandi distribuzioni; ci siamo affidati a persone che stimiamo con distro intelligenti e negozi super-fluo e stroboscopici prevalentemente berlinesi (aggiorniamo la lista regolarmente sul nostro blog).

In realtà adoro il vinile per il suo suono imbattibile che cambia lentamente ad ogni ascolto… Mi torna poi utile ricordarmi di girare lato quando un pezzo è finito… una traccia audio è pur sempre un’unità di tempo.



link correlati:

www.olyvetty.blogspot.com
www.365loops.com
www.equalradio.com

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